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Blefaroplastica

Le occhiaie prima preoccupazione estetica nelle donne

Nell’ambito degli inestetismi appannaggio del distretto oculo palpebrale, un posto di assoluto rilievo deve essere assegnato a quello noto con il termine di occhiaie. Con questa parola si suole indicare la colorazione bluastra della cute palpebrale e sottopalpebrale inferiore. Questo inestetismo è semplicemente il frutto della estrema sottigliezza della cute di questo distretto, la quale lascia intravedere il colore del sangue venoso povero di ossigeno, e quindi bluastro a differenza di quello arterioso riccamente ossigenato di colore rosso vivo, che scorre nei capillari del derma della cute palpebrale. I pazienti spesso confondono la genesi e le possibili soluzioni a tale problema, presentandosi al consulto con lo specialista richiedendo di essere trattati con la blefaroplastica. La blefaroplastica, in questo caso inferiore, non ha alcuna indicazione nel trattamento di tale inestetismo, anzi può addirittura, per via del riarrangiamento cicatriziale che accompagna qualsivoglia manovra chirurgica, peggiorare la situazione, rendendo la circolazione capillare di questo distretto ancora più difficoltosa. Una seconda condizione che i pazienti spesso confondono con le “occhiaie” è l’accentuazione del solco sottopalpebrale, dovuto solitamente alla particolare incavatura dell’orbita con il bulbo oculare. A volte questo aspetto ha origine costituzionale, altre volte si manifesta in pazienti allettati per gravi patologie o defedati, quindi vittima di forte dimagrimento. Per la correzione delle occhiaie sono stati proposti molti rimedi, alcuni dei quali potenzialmente addirittura peggiorativi del problema. Trattandosi di un inestetismo generato da una condizione del tutto fisiologica, quale il normale scorrere del sangue all’interno dei capillari sanguigni, il trattamento più efficace e certamente meno costoso, è quello del semplice camouflage con il correttore del colore. Un presidio che le donne, abituate a truccarsi, conoscono molto bene. Pena la ovvia ripetitività del trattamento, esso offre un ottimo risultato, nessuna invasività e costi quantomai contenuti! Viene spesso proposta la laserterapia, ovviamente sfruttando una lunghezza d’onda del laser tarata sul colore rosso e quindi sul sangue dei capillari. E’un trattamento molto rischioso, aggressivo per la sottilissima cute della palpebra. Ad esso può risultare una cute dall’aspetto vecchieggiante per l‘insulto subito con discromie per via del risultato parziale, oltre ad essere ben più costoso di un semplice correttore del colore.

Per quanto riguarda l’accentuazione del solco sottopalpebrale, alcuni propongo l’infiltrazione con l’acido jaluronico particolarmente fluido o addirittura, in corso di blefaroplastica inferiore, il ribaltamento delle ernie adipose inferiori a foderare il solco rendendolo così meno evidente. L’infiltrazione di questa regione deve essere praticata da mani espertissime, stante la delicatezza dei tessuti coinvolti. Nel secondo caso, si tratta di un vero e proprio intervento chirurgico, con tutti i vantaggi, i costi e i rischi che ad esso conseguono.

Dermatocalasi

Con il termine di dermatocalasi si indica quella condizione caratterizzata dall’aumento della lassità della cute della palpebra superiore. Questa condizione conduce alla formazione di una antiestetica tenda cutanea, che può addirittura superare il margine palpebrale, addirittura con riduzione dello spazio visivo. Questo inestetismo, che può sfociare anche in una vera e propria limitazione funzionale, viene corretto con l’intervento di blefaroplastica superiore che, attraverso una escissione a losanga della cute palpebrale in eccesso, permette di ricostituire la normale morfologia della palpebra superiore.
La dermatocalasi è un inestetismo comune nelle persone anziane anche se può comparire in soggetti di età media. Il progressivo aumento della lassità cutanea con la sua estrema sottigliezza e l’indebolimento del tessuto connettivo, concorrono a rendere il tessuto palpebrale lasso ed eccedente. Questi difetti sono più comuni nelle palpebre superiori, ma possono presentarsi anche nelle palpebre inferiori, anche se in misura più modesta. A livello inferiore sono assai più frequenti le ernie adipose che appesantiscono l’occhio e danno l’immagine di una ridondanza anche cutanea, che spesso, alla prova dei fatti, risulta assente.

Alcune malattie sistemiche possono predisporre i pazienti a sviluppare la dermatocalasi. Tra queste le patologie tiroidee, l’insufficienza renale, i traumi, la cutis laxa, la sindrome di Ehlers-Danlos, l’amiloidosi, l’edema angioneurotico ereditario, e lo xantoma palpebrale o xantelasma. Anche fattori genetici possono giocare un ruolo in alcuni pazienti.

La dermatocalasi può costituire tanto un problema funzionale quanto estetico per i pazienti. Quando è funzionale, la dermatocalasi ostruisce frequentemente il campo visivo, per via della tenda di cute che scende verso il basso. Inoltre, i pazienti possono riscontrare irritazione oculare, entropion della palpebra superiore, ectropion della palpebra inferiore, blefarite, e dermatiti. Quando estetico, i pazienti lamentano una pienezza o pesantezza delle palpebre superiori, “borse” nelle palpebre inferiori, e rughe delle palpebre inferiori e del canto laterale.

Un altro inestetismo che spesso si accompagna alla dermatocalasi è frutto della erniazione parziale del grasso periorbitario dal setto che lo contiene. Questa condizione è molto più evidente, se presente, a livello delle palpebre inferiori e può, a differenza della precedente, essere appannaggio anche di soggetti giovani. Esso è associato spesso con la dermatocalasi. Le ernie adipose a livello delle palpebre superiori si presentano in posizione mediale e mediana. Inferiormente possono presentarsi in posizione laterale, mediale e mediana.

La sindrome della blefarocalasi è separata e distinta dalla dermatocalasi ed è una malattia rara che colpisce in genere le palpebre superiori. La sindrome della blefarocalasi è caratterizzata da edema palpebrale intermittente, che ricorre frequentemente. Questo determina il rilassamento del tessuto palpebrale e conseguente atrofia. In circa il 50% dei pazienti è unilaterale.

Blefarocalasi e ernie adipose palpebrali – ptosi palpebrale

Blefaroplastica e correzione della ptosi palpebrale; due interventi facenti capo il primo alla chirurgia del ringiovanimento del volto, il secondo alla chirurgia funzionale del distretto oculo palpebrale. Indicazioni e limiti di ognuna e possibilità di gestione nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale

La blefaroplastica è il termine generico che indica l’intervento chirurgico volto al ringiovanimento del distretto oculo palpebrale. Più correttamente definiamo la blefaroplastica superiore, la blefaroplastica inferiore e la procedura che le combina entrambe in un unico atto chirurgico, la blefaroplastica totale. Nel dettaglio, la blefaroplastica superiore corregge l’eccesso di cute a carico delle palpebre superiori che porta alla formazione della classica “tenda” e nel caso presenti, consente di asportare le ernie adipose a questo livello presenti. Tale inestetismo può, se particolarmente marcato, comportare anche un disagio di carattere funzionale riducendo, esattamente come una tapparella abbassata la luce di una finestra, in parte il campo visivo. Questa condizione è solitamente appannaggio di soggetti avanti con gli anni, nei quali una certa lassità e conseguente cedimento della cute, anche palpebrale, è da considerarsi fisiologico. Meno frequentemente tale condizione riguarda soggetti giovani, i quali sono maggiormente interessati a una leggera correzione della forma dell’occhio. Tali condizioni sono di fatto pertinenti alla chirurgia estetica e gestiti in ambito privato, non venendo riconosciuti come patologie, ma solo come inestetismi dal Sistema Sanitario Nazionale. La blefaroplastica inferiore corregge a sua volta, se presente come vedremo, l’eccesso di cute a carico delle palpebre inferiori. In questo caso non si parla di “tenda” come nel caso precedente, ma di “ridondanza” La differenza è naturalmente dovuta alla forza di gravità che agendo sempre in maniera attrattiva agisce differentemente su questi due comparti. Corollario tipico è la presenza delle ernie adipose inferiori, le quali contribuiscono a accentuare l’effetto della ridondanza cutanea, potendo trarre in inganno i meno esperti, che possono essere portati a scambiare l’effetto di spinta e stiramento sulla cute palpebrale delle borse adipose erniate per un eccesso cutaneo, che invece è solo virtuale. Tale condizione è anch’essa tipica dell’età media/avanzata, mentre la presenza delle sole borse adipose è molto frequente anche in soggetti giovani, nei quali la loro eliminazione senza lifting della palpebra inferiore, assolutamente non necessario, configura l’intervento di blefaroplastica inferiore, nella sua variante transcongiuntivale.

Blefaroplastica – Correzione della ptosi palpebrale

Con il termine di ptosi palpebrale, si indica una condizione clinica completamente differente, nella quale la “caduta” o l’insufficiente capacità di sollevare la palpebra superiore, è dovuta a una lesione a carico del tendine del muscolo elevatore della palpebra superiore. Tale deficit, monolaterale o bilaterale e a volte anche di differente entità fra i due lati, può essere di natura congenita o acquisita. Nel primo caso, è riscontrabile una eccessiva lunghezza del tendine o una non corretta, parziale o totale, inserzione sulle fibre muscolari, con ovvio impedimento alla sua funzione. Diversamente, l’origine può essere traumatica, nel caso di incidenti che coinvolgano pesantemente questa regione, oppure iatrogena, configurandosi un danno diretto per via di incongrue manovre chirurgiche eseguite nell’area interessata. In questi casi si tratta di una patologia vera e propria, correttamente riconosciuta come tale dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) il cui trattamento può essere eseguito presso le divisioni di Oculistica o Chirurgia Plastica degli Ospedali Pubblici o delle strutture Private Accreditate per tali competenze col SSN senza alcun costo per i pazienti.

Tecnicamente parlando, la blefaroplastica superiore si esegue praticando la classica incisione a losanga, previo disegno preoperatorio, che definisce l’entità della cute da rimuovere. In seconda battuta viene, se giudicato necessario, eseguito un leggero trimming (alleggerimento) delle fibre del muscolo orbicolare superiore e, se presenti, vengono rimosse le ernie adipose mediali e mediane. Emostasi e sutura per affrontamento diretto dei margini di incisione completano la procedura. A livello delle palpebre inferiori, le opzioni sono differenti a seconda delle necessità tecniche. Nel caso sia necessario il lifting della cute palpebrale, si procede con l’accesso esterno, a ridosso del margine ciliare inferiore per nascondere la cicatrice il più possibile. Si procede all’individuazione, all’isolamento e rimozione delle ernie adipose, se presenti. Emostasi, escissione della cute in eccesso e sutura diretta dei margini di incisione completano la procedura. Varianti tecniche sono costituite dalla tecnica transcongiuntivale che prevede la sola rimozione delle ernie adipose con accesso interno, transcongiuntivale. Questa tecnica è estremamente elegante perché ad essa non reliquano cicatrici esterne visibili. E’ appannaggio in particolare dei soggetti giovani, per i quali raramente si richiede il lifting della cute. Una ulteriore variante tecnica è costituita dall’accesso transcongiuntivale per la sola rimozione delle ernie adipose e dal successivo approccio esterno per la rimozione della cute in eccesso.

Del tutto differente la tecnica per la correzione della ptosi palpebrale che prevede l’isolamento del tendine del muscolo elevatore della palpebra superiore, il suo accorciamento nella misura necessaria o la sutura delle sue fibre a quelle muscolari, per assicurarne il corretto funzionamento. Questo intervento viene molto spesso eseguito in anestesia locale, allo scopo di verificare “in corso d’opera” la dinamica di funzionamento del tendine dopo le modifiche apportate e la simmetria con l’altro occhio.

Non bisogna dimenticare che la ptosi palpebrale può avere eziologia completamente diversa da quanto illustrato precedentemente. Può costituire uno dei primi sintoni di patologie neurologiche gravi, quali la miastenia, il cui inquadramento e terapia è, in primis, di pertinenza dello specialista neurologo e solo successivamente chirurgica. Fondamentale quindi la valutazione specialistica e la diagnosi differenziale per inquadrare il caso clinico.

I tempi di recupero e di convalescenza risultano contenuti, così come il disagio postoperatorio, limitato a pochi giorni. E’ possibile una sensazione di trazione sulla cute palpebrale, oltre alla presenza di lividi e di ecchimosi di variabile entità. Tutti disagi questi destinati a sparire in un breve arco di tempo. La rimozione dei punti di sutura avviene rapidamente, di solito nell’arco di cinque/sette giorni, mentre quello funzionale, ecchimosi e lividi che possono ridurre l’ampiezza del campo visivo a parte, è invece immediato. Naturalmente per il completo recupero dell’estetica delle palpebre, saranno necessari tempi più lunghi, ma questo vale per ogni intervento chirurgico. Ai tessuti bisogna necessariamente lasciare il tempo di “dimenticarsi” di essere stati operati.

Scritto da dr. Dauro Reale

Borse palpebrali e occhiaie

Molte persone utilizzano i termini di “borse sottopalpebrali” e “occhiaie” come sinonimi del medesimo inestetismo, mentre si tratta di due condizioni completamente differenti.

In prima battuta con il termine “occhiaie” si indica correttamente il colorito bluastro, in alcuni soggetti particolarmente evidente, a carico della regione palpebrale e sottopalpebrale inferiore. Questo inestetismo che tende ad accentuarsi nelle condizioni di stress psicofisico, è dovuto all’estrema sottigliezza della cute della palpebra inferiore, che lascia trasparire il colore scuro del sangue venoso poverissimo di ossigeno (ecco perché scuro rispetto a quello arterioso di colore rosso vivo ricchissimo invece di ossigeno). La stanchezza, il ristagno della circolazione tipico di chi ha per esempio dormito con la testa piegata o leggermente più bassa rispetto al piano del corpo, rallentando il flusso sanguigno rendono il problema più evidente.

La correzione di questo inestetismo non è mai chirurgica, perché ad esso sottintende un meccanismo circolatorio e una condizione anatomica sulle quali la chirurgia non può intervenire. Anzi, ogni maldestro tentativo in questo senso finisce con aggravare il problema, aggiungendo alla situazione di base i deficit che sono corollario del riarrangiamento cicatriziale di ogni superficie “aggredita” chirurgicamente. La migliore soluzione del problema sta nel camouflage con i correttori del colore. Ovviamente l’effetto è temporaneo, ma almeno il risultato è efficace.

Le borse adipose palpebrali, tipicamente localizzate a livello della palpebra inferiore, sono costituite dall’erniazione al di fuori del setto fibroso che le contiene, di una porzione del grasso presente nella regione periorbitaria. Immaginate un grappolo di uva, disposto non verticalmente, come siamo abituati a vederlo, ma orizzontalmente, potendo quindi parlare di borse adipose mediane, mediali e laterali. Questo tessuto adiposo ha la funzione di un vero e proprio ammortizzatore degli urti e dei traumi che possono coinvolgere la zona orbitaria e il globo oculare in essa contenuto. Questa condizione può essere congenita, presentandosi più frequentemente di quanto si immagini anche in soggetti giovani ed è frutto di una costituzionale insufficiente tenuta del setto fibroso che le trattiene, piuttosto che nel suo cedimento, appannaggio di soggetti maggiormente avanti con gli anni. In entrambi i casi, l’effetto finale è la ridondanza del grasso al di sotto della cute palpebrale, con l’effetto di appesantire e di invecchiare lo sguardo in maniera evidente a qualunque età.

Le borse adipose palpebrali possono anche presentarsi anche a livello delle palpebre superiori. In questo caso parleremo di borse adipose mediali e mediane, non essendo presente la borsa laterale, il cui posto è occupato dalla ghiandola lacrimale.

La soluzione di questo inestetismo è invece prettamente chirurgica. La loro asportazione, si badi bene non di tutto il grasso ma unicamente della porzione erniata, è un tempo dell’intervento di blefaroplastica, che nella palpebra superiore coinvolge l’eliminazione della cute eccedente che va a formare la classica tenda. A livello inferiore, le opzioni a disposizione del chirurgo sono due. Nella tecnica classica, con accesso esterno, viene praticato anche il lifting della cute palpebrale, come nelle palpebre superiori, oltre ovviamente alla rimozione delle borse adipose. Questa soluzione si applica solitamente in soggetti meno giovani, nei quali è presente anche un cedimento cutaneo suscettibile di essere corretto.

Nelle persone giovani, che non presentano cedimento e ridondanza di cute, l’opzione è quella della blefaroplastica inferiore per via transcongiuntivale, che permette la sola asportazione delle borse, accedendo per l’appunto dalla congiuntiva senza alcuna cicatrice esterna visibile.

Per completezza di informazione, va detto che alcuni chirurghi prediligono, qualora fosse necessario rimuovere sia le borse adipose inferiori che eseguire il lifting della cute, la combinazione di entrambe le tecniche, rimuovendo sempre le borse per via transcongiuntivale e solo successivamente rimuovere la cute eccedente, dopo aver verificato lo stato della palpebra una volta rimosse le borse.

Dobbiamo ricordare che la blefaroplastica, superiore, inferiore o totale che sia, pur costituendo uno degli interventi di maggiore soddisfazione per i pazienti, combinando un risultato stabile e duraturo con tempi di recupero e disagi veramente minimi, ha purtuttavia dei limiti. Ad esempio non è mai in grado di correggere le cosiddette “zampe di gallina” le pieghe radiali che si formano al canto esterno dell’occhio, frutto della continua contrazione e rilasciamento del muscolo orbicolare; in pratica quello che succede strizzando gli occhi! Per la correzione di questo inestetismo bisogna ricorrere a procedure alternative di medicina estetica. La tossina botulinica funziona allo scopo perfettamente. L’effetto è rapido e duraturo per circa sei mesi, dopodiché il trattamento deve essere ripetuto.

Scritto da dr. Dauro Reale

Blefaroplastica: note di tecnica e indicazione

Il termine “blefaroplastica” indica al grande pubblico un concerto di tecniche volte al ringiovanimento del distretto oculo palpebrale, tanto nella sua interezza, quanto nella correzione di inestetismi “settoriali” Da un punto di vista tecnico l’intervento può essere gestito, a seconda della necessità, con la sola anestesia locale, oppure accompagnata da una leggera sedazione, oppure ancora in anestesia generale. Naturalmente le condizioni generali del paziente, la sua volontà (in pratica la valutazione del suo equilibrio emotivo) e le necessità strettamente tecniche orientano la scelta.

Blefaroplastica prima dopoL’indicazione alla blefaroplastica superiore è classicamente quella dell’eccesso di cute localizzato per l’appunto a livello della palpebra superiore. In sede di visita, il chirurgo classicamente utilizza una pinza sottile per valutare l’entità della cute da rimuovere. Fino a che, nonostante la plicatura forzata della cute, l’occhio si chiude normalmente, vuole dire che quello è esattamente il “quantum” di tessuto che può e deve essere rimosso. Una leggera pressione sul bulbo oculare permetterà al chirurgo di valutare la presenza di eventuali borse adipose che saranno asportate in concomitanza all’eccesso cutaneo. Si otterrà in questo modo un alleggerimento complessivo della palpebra superiore, con vantaggi estetici e funzionali.

Blefaroplastica superiore e inferioreUna attenzione ancora maggiore deve essere posta nella valutazione delle palpebre inferiori. Per quanto costituiscano la porzione inferiore di un unico complesso, quello palpebrale, posto a protezione dell’occhio, l’anatomia di questa regione, la patologia, gli inestetismi che la coinvolgono, son molto differenti. Le stesse indicazioni operatorie variano e non di poco. Se nelle palpebre superiori l’eccesso di cute – la blefarocalasi – costituisce l’elemento determinante, seguito dalle borse adipose, nelle palpebre inferiori la situazione si ribalta completamente. A livello inferiore le borse adipose costituiscono spesso l’elemento determinante, e a volte l’unico, dell’inestetismo. Bisogna valutare con estrema attenzione la situazione della cute. Essa spesso appare in eccesso mentre poi non lo è. Questo apparente paradosso è frutto della spinta in avanti dovuta all’erniazione delle borse, che stirano verso l’esterno la cute, facendola apparire ridondante più di quanto realmente sia. Un ulteriore elemento confondente è costituito dal tono, o meglio dire in questi casi dalla lassità, del muscolo orbicolare inferiore. Il suo cedimento trascina la cute verso l’esterno e il basso, facendo apparire un eccesso, una ridondanza della cute che spesso è virtuale. Un errore di indicazione a questo livello, cioè la decisione di rimuovere cute che non andrebbe toccata, può portare a situazioni, vere e proprie complicazioni estetiche e funzionali, di difficile gestione. Esiste un noto aforisma, proverbio se lo vogliamo chiamare, noto a tutti i chirurgi plastici. Esso dice più o meno così: “la cute che si rimuove dalle palpebre superiori, non è mai abbastanza. Quella che si rimuove dalle palpebre inferiori, è sempre troppa”
Queste poche parole rendono meglio di tante disquisizioni tecnico tattiche la situazione che il chirurgo plastico si trova a dover affrontare. Se correttamente interpretata, in prima battuta nell’indicazione, da sempre il primo atto chirurgico, la blefaroplastica risulta uno degli interventi più soddisfacenti dell’intera chirurgia estetica.

Scritto da dr. Dauro Reale

Blefaroplastica indicazioni e limiti

La blefaroplastica, o chirurgia estetica delle palpebre, riguarda tanto le palpebre superiori che quelle inferiori, con indicazioni differenti e opzioni tecniche quanto mai varie. Nell’ambito della chirurgia del ringiovanimento, la correzione degli inestetismi del distretto oculo palpebrale occupa un posto di rilievo e ha indicazioni estremamente ampie. Innanzitutto la possibilità di trattare separatamente le palpebre superiori o quelle inferiori, oltre che naturalmente entrambe nel medesimo intervento, ampia grandemente la platea dei potenziali fruitori. Ricordiamo anche che i tempi “tecnici” di esecuzione e quelli di recupero sono piuttosto brevi, consentendo quindi rapidamente il ritorno dei pazienti alle proprie occupazioni. La blefaroplastica superiore corregge classicamente l’eccesso di cute, la cosiddetta tenda, che con gli anni tende a formarsi sulle palpebre superiori, riducendo addirittura in qualche caso l’ampiezza dello stesso campo visivo. Va da sé che la blefarocalasi, la tenda, rende lo sguardo pesante, stanco e vecchieggiante. Correggere questo inestetismo può quindi avere una duplice valenza, estetica e funzionale. Aumentare l’ampiezza del campo visivo ha chiaramente un importante aspetto funzionale, oltretutto “riaprire” lo sguardo lo ringiovanisce in maniera determinante.

Per quello che riguarda le palpebre inferiori, le indicazioni sono molteplici. In prima battuta permette l’eliminazione delle borse adipose che tanto appesantiscono lo sguardo, non necessariamente di soggetti avanti con gli anni, ma anche di soggetti giovani. Le tecniche moderne consentono di intervenire sulle borse adipose ”dall’interno” senza quindi la presenza di alcuna cicatrice visibile. Si può ben comprendere come in particolare nei soggetti più giovani tale opportunità è molto apprezzata. Esiste a questo proposito un elemento anatomico da considerare. Nelle palpebre inferiori dei soggetti giovani, e spesso anche di soggetti meno giovani, l’indicazione al lifting della palpebra inferiore è limitatissimo. Errori di indicazione e l’utilizzo di tecniche incongrue possono portare a complicazioni molto delicate da gestire; esse potranno riguardare non solo aspetti estetici, come la semplice modificazione della forma dell’occhio, già di per sé stesso un inestetismo grave, ma veri e propri deficit funzionali con complicanze addirittura corneali, che possono richiedere interventi ricostruttivi assai complessi. In altri casi invece la combinazione della correzione della blefarocalasi, del lifting della palpebra inferiore e della ablazione delle ernie adipose superiori e inferiori, ringiovanisce lo sguardo in maniera determinante.

Quanto sopra detto esplicita in maniera chiara come l’indicazione alla blefaroplastica, parziale o totale che sia, abbraccia soggetti, uomini e donne, di tutte le età, portatori di inestetismi molto differenti fra loro. Un soggetto giovane con un viso fresco e luminoso, può trovare molto sgradevole un inestetismo quale quello delle borse adipose inferiori, che appesantiscono non poco uno sguardo luminoso, quale quello di un giovane. Alla stessa maniera la sola tenda che si forma per l’eccessiva presenza della cute della palpebra superiore, appesantisce lo sguardo con un meccanismo differente ma nella sostanza, per quel che riguarda l’effetto finale identico, alla borsa adiposa inferiore. Nei soggetti giovani o mediamente giovani, queste correzioni “singole” realizzano l’obiettivo finale; quello di restituire luce allo sguardo. Nell’ambito della vera e propria chirurgia del ringiovanimento, appannaggio di soggetti più avanti negli anni, la blefaroplastica, solitamente totale, entra nel novero delle procedure di ringiovanimento del volto, delle quali il lifting in tutte le sue varianti è la principale. Trattandosi di un intervento versatile, può fare parte di un progetto chirurgico complesso – lifting e blefaroplastica – o presentarsi in tutta la sua valenza come procedura isolata.
Il risultato finale è comunque assicurato.

Scritto da dr. Dauro Reale

Blefaroplastica palpebra cadente

La blefaroplastica, nota anche come chirurgia delle palpebre, è una procedura di chirurgia plastica facciale studiata per correggere l’abbassamento e le rughe delle palpebre superiori insieme alle borse sotto gli occhi. Questo si ottiene togliendo il grasso in eccesso, la pelle e il muscolo o volumizzando con i trasferimenti di grasso (lipostruttura). La blefaroplastica può essere eseguita sulle palpebre superiori, sulle palpebre inferiori, o su entrambe. Buoni candidati per la blefaroplastica sono uomini e donne fisicamente sani, realistici nelle loro aspettative, e che cercano di migliorare quelle aree gonfie tipiche delle palpebre inferiori dovute alle borse sotto gli occhi o che vogliono correggere l’ abbassamento delle palpebre superiori (ptosi palpebrale).


Correzione della ptosi palpebrale

L’abbassamento delle palpebre superiori è definito come ptosi. La ptosi delle palpebre di solito si verifica quando il muscolo della palpebra superiore non è abbastanza forte da sollevare la palpebra. La correzione di una ptosi palpebrale lieve è considerata un intervento di chirurgia estetica, dunque elettivo. La correzione di ptosi palpebrali più gravi può essere coperta dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN), senza spesa aggiuntive. Per determinare se si tratta di una procedura contemplata a carico del Sistema Sanitario Nazionale si dovrebbe avere uno studio del campo visivo fatto per determinare se si tratta di una procedura medicalmente necessaria.

La blefaroplastica è un intervento chirurgico che richiede in genere da una a due ore per essere completato e può essere effettuata da un chirurgo presso una struttura accreditata, un centro di chirurgia ambulatoriale o un ospedale. Più spesso il chirurgo utilizza l’ anestesia locale con sedazione, ma è possibile che ricorra all’anestesia generale in taluni casi. Le incisioni della blefaroplastica tendono ad essere ben nascoste, essendo situate nella piega della palpebra per le palpebre superiori e all’interno della palpebra inferiore per le palpebre inferiori. Una volta eseguite le incisioni, il grasso in eccesso viene rimosso e il rilassamento cutaneo e muscolare viene corretto. Se deve essere rimossa della pelle in eccesso dalle palpebre inferiori, vengono utilizzate  suture fini per chiudere le incisioni. Per tendere ulteriormente la pelle può essere applicato un peeling chimico sulle palpebre inferiori.

Ogni paziente viene attentamente valutato per stabilire la procedura più opportuna al caso. La volumizzazione della fronte e delle aree sotto gli occhi evidenziate da occhiaie per carenza di grasso è un’altra opzione compiuta con il trasferimento di grasso tramite lipostruttura. La lipostruttura può essere eseguita da sola o in combinazione con la blefaroplastica convenzionale.

Dopo l’intervento chirurgico di blefaroplastica è possibile che si verifichi una lieve irritazione e si abbia la sensazione che le palpebre “tirino” un poco. Questi eventi possono essere controllati con farmaci da prescrizione per il dolore. I pazienti devono tenere la testa sollevata il più possibile durante i primi giorni e applicare regolarmente impacchi freddi per aiutare a ridurre il gonfiore ed i lividi. Secchezza, prurito, bruciore, eccessiva lacrimazione, sensibilità alla luce, visione offuscata o doppia possono verificarsi durante la prima settimana. Di solito ci vogliono dieci giorni perché le ecchimosi svaniscano. I pazienti possono riprendere la lettura in genere entro due o tre giorni dalla blefaroplastica, ed i punti vengono rimossi entro sei giorni. Il lavoro e alle attività più normali possono essere ripresi entro sette-dieci giorni, mentre le lenti a contatto possono essere messe dopo due o più settimane. Le attività più faticose e il consumo di alcool dovrebbero essere evitati per circa tre settimane.

Il chirurgo, durante la prima fase di consultazione, discuterà con voi delle eventuali possibili complicanze che possono verificarsi con la blefaroplastica; tra queste vi sono: sanguinamento, difficoltà a chiudere completamente gli occhi, secchezza degli occhi, infezioni, scesa delle palpebre inferiori, lieve asimmetria nella guarigione, cicatrici, gonfiore agli angoli delle palpebre, temporanea visione offuscata o doppia, e piccoli cisti bianche.